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Dottor Adilardi: quando pensiamo alla terapia del dolore pensiamo all'intervento di una equipe medica per gestire un dolore che persiste per lungo tempo.  È una definizione corretta?

Partiamo da un presupposto: in molti casi il dolore non è solo un sintomo ma una vera e propria malattia. Detto questo, è certamente corretto affermare che il trattamento del dolore richiede un approccio multidisciplinare di più specialisti che, integrando le diverse e personali esperienze, individuino un trattamento mirato per ripristinare e mantenere un livello sostenibile di benessere del paziente. Il dolore è una patologia ad alto impatto sociale, è largamente accettato, ormai, che il suo trattamento sia multifattoriale: alterazioni anatomiche, neurofisiologiche, psicologiche e fattori sociali possono, in varia misura, influenzare l'espressione del dolore e renderlo differente da individuo a individuo. È difficile che una sola figura possa dare risposta a un problema di così imponente rilevanza clinica.

In questa fase stiamo approfondendo l’ambito muscolo – scheletrico e, quindi, patologie e dolori di schiena, spalle, ginocchia. Ecco: ci fa qualche esempio di situazioni nelle quali il terapista del dolore può efficacemente intervenire?

La sua domanda mi fa piacere, perché questo è sicuramente uno degli ambiti di eccellenza del nostro centro a Villa Bianca.
Proviamo a semplificare. Una situazione è quella di come affrontare un dolore “misto”, caratterizzato ad esempio da un coinvolgimento sia articolare che del sistema nervoso. Penso ai mal di schiena cronici e, più in generale, alla sofferenza della colonna vertebrale, anche perché la colonna  è una parte del nostro corpo intorno a cui spesso si sviluppa una serie di patologie causate da abitudini scorrette, stress, difetti e deformità congenite o acquisite. Ecco, quando si presentando dolori misti il terapista del dolore diventa una figura chiave.
Un'altra situazione interessante è la scelta di trattamento per patologie anche frequenti quali l'ernia del disco.  Ecco, riguardo all'ernia è utile sapere che accanto all'intervento classico, l'erniectomia, esiste un trattamento alternativo svolto con una fibra ottica laser che va a decomprimere il nucleo liberando la radice e abbattendo il dolore. Il terapista del dolore fa una valutazione e propone degli approcci, ove possibili, meno invasivi. È un percorso step by step: si prova prima la strada farmacologica, poi quella riabilitativa e poi la chirurgia mininvasiva. Se necessario poi il paziente viene indirizzato all'ortopedico.

Nella sua esperienza, in quale momento un paziente, con dolori persistenti anche da lungo tempo, si rivolge al centro di terapia del dolore?

Purtroppo nella maggior parte dei casi arriva al centro in gran ritardo!

Spesso il paziente giunge alla nostra osservazione dopo un percorso costellato da diverse delusioni, stanco e frustrato
Per questo il nostro compito è farci carico del paziente e cercare di dare una soluzione immediata, in modo anche da ricreare un rapporto di fiducia.

E lei come si spiega questo ritardo nell'accesso?

Il primo motivo è culturale: in Italia la terapia del dolore non è ancora conosciuta come in altri paesi.

Il secondo è organizzativo: in Italia gli ambulatori di terapia del dolore come il nostro sono ancora poco conosciuti e, quindi, poco integrati con gli altri professionisti potenzialmente coinvolti, in primo luogo i medici di medicina generale.

Dal mio punto di vista, occorre un netto cambio di paradigma: il medico di base invia il paziente al centro del dolore non perché lì il paziente trova un singolo specialista, ma perché c’è una equipe medica in grado di occuparsi del paziente a 360 gradi. È il terapista del dolore, che nel momento in cui rileva la necessità di una consulenza di un altro specialista, indirizza il paziente dall'ortopedico piuttosto che dal neurologo.

La terapia del dolore è riconosciuta a livello nazionale tra le prestazioni rimborsate dal sistema sanitario pubblico e la Provincia di Trento si è tempestivamente adeguata promuovendo la “rete provinciale per la terapia del dolore”.  Ci spiega il ruolo dell’ambulatorio di Villa Bianca, che lei dirige, in questo nuovo scenario?

Il nostro ambulatorio è inserito nella rete provinciale come centro di terapia del dolore di primo livello e agisce in regime convenzionato.

Il modello clinico poggia su tre principi base. L’approccio multidisciplinare citato in premessa: nel Centro opera infatti una equipe di neurologi, ortopedici, neurochirurghi, anestesisti, neurofisiologi, psicologi e fisioterapisti. Nell'iter di diagnosi e cura il paziente è sempre al centro: garantiamo percorsi studiati appositamente in base alle peculiari necessità del singolo individuo. Infine, la collaborazione con altri centri di eccellenza nazionali: è recente il progetto di collaborazione clinica con il centro di riferimento nazionale Ospedale Niguarda di Milano, con il quale condividiamo i percorsi clinici, diagnostici e terapeutici.

Nell'intervista con la presidente dell’Associazione Italiana Fisioterapisti di Trento, è emersa la relazione tra dolore e status psicologico.  Da un lato, certamente la sensazione di dolore peggiora la qualità della vita e quindi il nostro benessere psicologico; ma è vero anche l’inverso, ossia uno stato anche solo temporaneo di fragilità psicologica può alterare la percezione di dolore.  Qual è la sua valutazione?

E’ certamente una questione rilevante. La ricerca scientifica ci conferma che stress ed emozioni negative possano essere somatizzati e tradursi in disturbi somatici, di diversa natura e gravità. Il dolore è il risultato di un processo nervoso che dalla periferia, a tappe, arriva al cervello; sempre amplificato dalla paura e dell'ansia, che modificano la soglia della sua percezione. Teniamo bene a mente questo concetto:   in una persona con disagio psicologico – magari temporaneo – la percezione del dolore può essere molto amplificata.

E proprio quanto ci diceva la dott.ssa Libardi, ad esempio sulla crescente richiesta di terapie fisiche in specifiche fasi della vita come la menopausa. Cosa può aggiungere dal suo personale punto di osservazione?

Tre rapide osservazioni.  In primo luogo, questi due “mondi” – la terapia del dolore e la terapia fisica sono spesso un binomio ottimale per la soluzione del problema del dolore.  In secondo luogo, però, è necessario un sapiente professionista in grado di dirigerle e coordinarle cucendole su misura per il paziente Infine, aggiungo un elemento di riflessione:  è stata dimostrata una correlazione diretta aumento della sensibilità al dolore a livello muscolare e carenza di sonno. In altri termini, ed è quello che può accadere in periodi di profondo mutamento fisiologico come la menopausa, il manifestarsi di disturbi del sonno accresce la sensibilità al dolore.  Per tutte queste ragioni, una delle figure chiave del nostro centro è lo psicologo clinico: il suo intervento è tanto più efficace quanto più è in grado di prendere in considerazione la persona nella sua totalità, riferendosi anche all'ambiente in cui vive e alle relazioni che intrattiene con i caregivers e i familiari.


Ci avviciniamo alla conclusione. Ci aiuti a immaginare le nuove frontiere delle tecnologie sanitarie a supporto della terapia del dolore.  Quanto possono incidere nella soluzione dei problemi dei vostri pazienti?

Guardi, era il 1990 quando ho cominciato ad occuparmi di Terapia del dolore con il Prof. Ugo Delfino già direttore del centro di Terapia del dolore universitario di Torino. Sono passati circa trenta anni, durante i quali la tecnologia ha compiuto grandissimi passi avanti, che possiamo sintetizzare in due aspetti peraltro correlati: la possibilità di eseguire per i terapisti del dolore interventi micro-invasivi ad alta precisione e di sofisticata tecnica, la conseguente drastica riduzione dei tempi di riabilitazione, con grandi benefici in termini di veloce ritorno all'attività lavorativa e di economia sanitaria. Tutto questo tenendo sempre a mente che le nuove frontiere tecnologiche devono passare al vaglio della professionalità dell'operatore e della sua esperienza clinica.

Prima di lasciarci, quale messaggio le piacerebbe arrivasse ai nostri lettori sul tema della terapia del dolore?

Prima di decidere per interventi chirurgici più importanti proviamo a valutare interventi mini- invasivi, che in alcuni casi possono produrre ottimi risultati in termini di benessere e qualità della vita.  C’è sempre tempo, poi, per arrivare ad approcci più invasivi!

Saverio Adilardi

Dott. Saverio Adilardi

Terapista del dolore